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GLI INVISIBILI: GUIDO CONTI INTERVISTA VALERIO VARESI

Valerio Varesi, dopo Il fiume delle nebbie, uno dei suoi libri più famosi, torna con Gli invisibili, Mondadori, tra gli argini del Po. Un luogo a lui caro.

«Sì, il Po è uno degli ambienti che mi suggerisce molte emozioni. È un luogo letterario descritto da grandi autori come Guareschi, Zavattini, Bacchelli e, ultimamente, dal mio amico e conterraneo Guido Conti. Il fiume è una sorta di zona franca dove tutto può accadere. È il mistero, la mitologia, la brutalità delle alluvioni e la dolcezza dello scorrere placido della magra. Chi ci vive ha caratteristiche particolari tali da assumere la dimensione di personaggi veri e originali. Insomma, lo scenario perfetto per una storia noir a partire dalla nebbia.».

 

Soneri è diventato uno dei protagonisti della letteratura degli ultimi anni non solo in Italia.

«È un commissario schivo, poco incline ai formalismi, insofferente verso la vita delle questure impregnate di fumosa burocrazia e amante delle cose semplici come la cucina e i piatti parmigiani confezionati con cura dal suo oste preferito, l’Alceste del Milord. Ha una compagna avvocato, Angela, piuttosto combattiva che lo compensa nei momenti peggiori col suo pratico buon senso. Alle spalle ha qualche maceria, come tutti: una moglie morta mentre dava alla luce un figlio che non è mai nato».

 

Varesi ha imparato bene la lezione di Simenon, ha creato Soneri e i “romanzi romanzi” con la Trilogia di una Repubblica: La sentenza, Il rivoluzionario e Lo stato di ebbrezza. Due mondi e due forme di racconto.

«Credo che il giallo/noir, sia uno strumento efficacissimo per raccontare l’oggi, magari a partire da un fatto di cronaca che sia rappresentativo del nostro vivere. Il noir come romanzo sociale, non romanzo usa e getta, come troppo spesso accade oggi. Con la Trilogia ho invece provato a raccontare il nostro dopoguerra, dalla Resistenza alla caduta di Berlusconi. Il tutto in tre libri che raccontano ciascuno un pezzo di questo dopoguerra. Cerco di essere uno scrittore eclettico anche per non fissare la mia cifra narrativa su un solo genere».

 

C’è un elemento di novità nell’ultimo romanzo, Gli invisibili, una follia, un mistero che sfiora il gotico e il fantastico, che sembra una novità nel suo modo di narrare.

«Sì è vero. È il Po che me l’ha suggerito. Tuttora sopravvive una mitologia sulle sue rive che affascina e si tramanda. È la follia onirica che è suggerita dalla nebbia. Quando non vedi devi immaginare la realtà. La nebbia, la “fumana”, ha una dimensione straordinariamente creativa».

 

Varesi è uno scrittore della Bassa e della collina, dove ha ambientato alcuni suoi romanzi, ma Parma resta una città che ha narrato in una maniera nuova, con grande successo anche in Francia e in altri paesi.

«Parma è una città gradevole e insopportabile, colta ma spesso provinciale, “piccola Parigi” bertolucciana, ma chiusa e autocompiaciuta. Parma è una città che risente d’essere stata una corte con élites di grande livello ma anche cortigiani di bassa lega. È una città dove il melodramma ha improntato gran parte delle modalità di vivere dei parmigiani che amano l’ostentazione da palcoscenico. Sono il contrario dei vicini reggiani o mantovani molto più riservati e tendenti al silenzio».

 

Varesi s’immerge nei meandri della realtà. Nei suoi romanzi si va sempre oltre la trama, l’indagine. Ne Gli invisibili c’è un’attenzione ai personaggi ai margini, che restano nell’ombra…

«Io seguo la lezione di Simenon, di Scerbanenco, Gadda, Sciascia, Izzo e della scuola francese che oggi esprime Manotti o Carrère, vale a dire il romanzo che, attraverso un’indagine tradizionale, si immerge nei problemi dell’oggi. Papa Francesco ha detto che il pastore deve puzzare del suo gregge e io dico che chi scrive noir deve puzzare di realtà, scandagliarla sporcandosene le mani».

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Valerio Varesi: sì… ne Gli invisibili, il commissario Soneri è più che mai arrabbiato

Intervista di Stefano Mauri
Intervista al giornalista scrittore e ideatore del celebre poliziotto (anche) televisivo.

Il nuovo giallo di Valerio Varesi scende in profondità, tra i fili di una maglia dai punti fallati per indagare le vite degli invisibili: gente refrattaria alle relazioni sociali, persone disperse e mai cercate o morte da mesi e mai trovate.
Ne Gli invisibili, nuovo titolo nella collana Il Giallo Mondadori, uno di loro è riemerso dalle nebbie del fiume, il Po, come relitto di un passato dimenticato. E dopo tre anni in una cella frigorifera nessuno l’ha mai reclamato.
A indagare è il commissario Soneri, che decide di riaprire questo cold case

L’indagine lo porterà ad addentrarsi nel microcosmo del fiume, tra le nebbie autunnali padane che rendono tutto e tutti invisibili, che ingannano. E in mezzo, protagonista del libro di Varesi, sta il Po, un “formidabile contenitore” di verità pieno di movimenti notturni e navigato da naufraghi del tempo.

Ebbene, nei giorni scorsi, con Valerio Varesi, giornalista e scrittore, per parlare del suo ultimo“giallo” abbiamo scambiato volentieri quattro chiacchiere…

Soneri ne Gli Invisibili appare ancora più deluso, malinconico e disilluso dall’attualità quotidiana, sbaglio?

E’ più arrabbiato. Questo è il sentimento dominante. Di conseguenza anche deluso, frustrato nel vedere, come accade nel libro, un uomo, e dunque l’umanità, ridotta a detrito dal valore infinitamente più basso della merce. Quest’ultima si può monetizzare, ma il corpo di un ripescato senza nome non solo non vale niente, ma è anche un problema. L’umano è un problema quando non è produttivo e si trasforma in un costo. In più, Soneri si sente egli stesso un invisibile perché fa parte di una cittadinanza che, nel totale dissanguamento ideale della politica, non conta più niente di fronte ai potentati multinazionali della finanza e dell’informatica.

In un’epoca ove tutto è social, il Faro sicuro di Soneri rimangono l’amore, la complicità e la passione con la sua compagna…

Credo che l’ancoraggio personale agli affetti, non solo quelli verso una compagna o un compagno di vita, sia tuttora un salvagente sicuro. In mancanza di una dimensione corale e collettiva, si cerca di svolgere la propria vita nel porto sicuro del privato. Questo non vuol dire rinunciare a una dimensione sociale, ma limitarsi a svolgere il proprio ruolo nel mondo con onestà senza particolari condivisioni. Sarebbe già un buon passo in attesa di nuove visioni di mondo. Oggi, purtroppo, ci troviamo in quell’età di passaggio di cui parlava Gramsci, vale a dire il periodo in cui il vecchio mondo sta tramontando e il nuovo ancora non sorge. E’ in questa fosca alba che nascono i mostri.

Uno dei rischi dell’essere tanto, troppo social e poco sociali è anche quello di diventare gli invisibili di qualcuno, di perdere il gusto delle vere cose che contano, no?

La diffusione dei mezzi di comunicazione digitali ha accentuato e accompagnato la parcellizzazione e l’isolamento degli individui. Se si osservano le foto delle manifestazioni fino agli anni ’80 vediamo folle straripanti riempire le piazze, cosa oggi impensabile. Il covid ha ulteriormente spinto all’isolamento. Immagino quello che succederà della generazione di bimbi che è stata costretta a rinunciare ai primi approcci collettivi come la materna o il nido. Esperienze mancate che segneranno questi futuri adulti.

Il fiume Po, la cucina della Bassa, sempre presenti nelle tue storie, in questi tempi di convivenza col virus rappresentano anche uno spunto per ripartire col cosiddetto turismo di prossimità…

Sta già accadendo con tanti che non si spostano più a lungo raggio per le vacanze e preferiscono occupare le seconde case in Appenino o località della propria provincia per visite e scampagnate. Il Po non è molto indicato nella stagione estiva, ma sicuramente lo è nelle mezze stagioni. Comunque è pur sempre uno spettacolo di enorme fascino e suggestione anche perché sulle sue sponde giacciono tesori d’arte e di cultura enormi.

Ci sono anche Cremona, la motonave Stradivari e il suo capitano Lanidnine gli Invisibili…

Cremona è una città a cui sono legato e nella quale torno sempre volentieri. Giuliano Landini è l’unico personaggio vero del libro. E’ rimasto solo sulla tolda della sua Stradivari. Un vero uomo di Po capace di interpretare la corrente meglio di un mago che guarda la sfera di cristallo.

Come hai vissuto il lockdown?

Da giornalista ho potuto spostarmi e pertanto ho sopportato meglio la privazione di libertà. Due mesi ai domiciliari, privati della più preziosa prerogativa, quella di muoversi liberamente, sono stati una condanna durissima che ha colpito in base al reddito. I più poveri, costretti a vivere in pochi metri quadrati, hanno sofferto moltissimo. Gli studenti, per esempio, hanno potuto seguire le lezioni se dotati di strumenti e di una buona linea internet, mentre i meno fortunati e ricchi hanno subito un deficit enorme che si porteranno dietro per l’intera vita.

Cosa bolle nella tua pentola letteraria? 

A ottobre uscirà il nuovo libro, ma non sarà un giallo con protagonista Soneri. Quasi in contemporanea uscirà ‘Gli invisibili’ abbinato a Repubblica, Stampa e Secolo XIX. Sempre in ottobre mi aspetta un importante festival letterario in Francia e un tour oltralpe, covid permettendo.

 

Stefano Mauri    Intervista di Stefano Mauri

 

I LUOGHI DEL DELITTO- Valerio Varesi Racconta la Bassa Parmense del Commissario Soneri

Come si può desumere già dal titolo in questo programma parleremo di misteri e racconti gialli. Lo faremo, incontrando i migliori giallisti italiani e non, analizzando e facendoci raccontare i loro romanzi, i loro personaggi e lo sviluppo delle vicende che li vedono protagonisti. Per questa prima puntata, vogliamo farvi una sorpresa proponendovi un servizio, il primo di una lunga serie di speciali, che abbiamo voluto chiamare “i Luoghi del Delitto”, in cui visiteremo con gli scrittori i luoghi in cui i protagonisti dei loro gialli vivono e si muovono. Oggi viaggeremo insieme a Valerio Varesi, giornalista e scrittore, a Parma e nella Bassa parmense ovvero i posti in cui sono ambientate le vicende del protagonista della sua celebre serie il Commissario Soneri. Valerio Varesi, può essere annoverato tra i più capaci scrittori italiani di romanzi gialli. Abbiamo detto italiani ma, avremmo dovuto dire mondiali, almeno a giudicare dal grande successo che sta riscuotendo anche all’estero. In particolare in Francia dove, i suoi romanzi, che sono ripubblicati dall’editore Agullo, stanno riscuotendo un notevole consenso. Così come ha avuto successo la sua ultima fatica “Gli Invisibili” che, pubblicato in una collana del Giallo Mondadori dedicata alle eccellenze del romanzo di questo genere, ha dato la giusta consacrazione al Varesi giallista. Uno scrittore del calibro di Valerio Varesi non ha bisogno di presentazione ma, ci fa piacere, raccontare ai nostri lettori del Valerio Varesi uomo, e non solo giornalista e scrittore, così come lo conosciamo noi. Sperando che lui, sempre molto schivo non se ne abbia a male e, se così fosse, gli chiediamo perdono fin da ora. Varesi nasce come giornalista, attività che svolge tutt’ora come redattore di Repubblica. Senza dubbio ha il merito di appartenere a quella schiera di giornalisti che svolgono il proprio lavoro con serietà e competenza. Vi racconto un’aneddoto, anni fa, nel corso di un intervista il Generale Garofano, erano i giorni delle sue burrascose dimissioni dall’incarico di Comandante del R.I.S. di Parma, ci confidò che Varesi era uno dei pochi giornalisti attento e corretto che aveva avuto modo di conoscere nel corso del suo lavoro. Perché Varesi ama il proprio lavoro di cronista di nera e, come ogni buon giornalista, di analista del mondo che ci circonda e dei suoi mali. A dimostrazione di ciò possiamo dirvi che tutte le avventure del commissario Soneri traggono ispirazione da fatti veri o comunque verosimili. Così come la profondità delle analisi del contesto sociale che troviamo nei suoi romanzi. Non solo quelli gialli, ma anche nella trilogia che Varesi ha dedicato alla storia del nostro Paese e alla sua evoluzione sociale, dalla Resistenza al Governo Berlusconi. Tre romanzi di spessore scritti con cognizione di causa e con sguardo profondo sulla società italiana che, se non l’avete già fatto, vi consiglio di leggere. Ma torniamo al nostro viaggio sulle tracce del commissario Soneri. Il nostro eroe ha una personalità ombrosa come le nebbie della sua terra. Umorale, tendente alla melanconia, ma sempre profondamente umano e portato a cercare il buono che c’è in ognuno, anche nei criminali, infatti, Soneri, li vede spesso come delle vittime a loro volta. Vittime delle situazioni, del condizionamento sociale, di una realtà spesso ambigua, inumana se non addirittura feroce. Da molti è stato definito il Maigret  italiano e, anche se non amiamo molto i paragoni, perché siamo convinti che ogni scrittore dia un’anima propria ai suoi personaggi, dobbiamo ammettere che Soneri ha molte caratteristiche in comune con il commissario d’oltralpe. Il mondo di Soneri è la sua città, Parma, la Bassa e il Po, con le loro nebbie, la loro soave melanconia, il loro essere appassionate e sanguigne, come coloro che vi vivono. Possiamo dire che il mondo del Commissario è “il Mondo Piccolo” di Don Camillo e di Peppone. Terre che Varesi ama molto, perché sono le sue terre, di cui lui è parte e che sono parte di lui, così come era per Guareschi. E come Giovanni Guareschi, ma anche come Cesare Zavattini e Mario Soldati, Varesi ha la capacità di dare vita ai luoghi e di farli diventare veri personaggi indispensabili allo svolgimento delle vicende e per tutti il protagonista principe è il Po. Il grande Fiume che da la vita ma sa anche essere oscuro e temibile, che nasconde ogni segreto per svelarlo a suo piacimento. Con Maigret di Simenon, ma anche con molti commissari del giallo italiano, primo fra tutti Montalbano di Camilleri, Soneri condivide  il gusto per l’indagine tradizionale, che potremmo definire “umanistica”, fatta di intuito, deduzione, ricerca, rapporti umani ed empatia. Il Commissario, di Valerio, se può, evita l’azione frenetica e violenta, a vantaggio dei rapporti umani, fatti di comprensione e immedesimazione. Un’ indagine fatta di parole ma anche di silenzi, di cose dette e di cose non dette, di intuizioni o  deduzioni. Soneri  condivide con Maigret, Montalbano, ma anche con altri “commissari di carta” come Bordelli di Vichi o Schiavone di Manzini, un’altra passione, da buon italiano, o meglio da buon emiliano, quella per la buona cucina, per i prodotti e i piatti della sua terra, magari rustici ma che sanno donare sapori e piaceri unici.

Alberto Tenconi

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Valerio Varesi ci racconta Parma e la Bassa parmense del Commissario Soneri

Valerio Varesi ci racconta Parma e la Bassa parmense del Commissario Soneri

221 B Baker Street – Valerio Varesi ci racconta Parma e la Bassa parmense del Commissario Soneri

Valerio Varesi ci racconta Parma e la Bassa parmense del Commissario Soneri

Con questo primo servizio debutta, sulla web tv di My Urby,  una nuova serie: “221 b Baker Street”. 

Come si può desumere già dal titolo in questo programma parleremo di misteri e racconti gialli. Lo faremo, incontrando i migliori giallisti italiani e non, analizzando e facendoci raccontare i loro romanzi, i loro personaggi e lo sviluppo delle vicende che li vedono protagonisti. Per questa prima puntata, vogliamo farvi una sorpresa proponendovi un servizio, il primo di una lunga serie di speciali, che abbiamo voluto chiamare “i Luoghi del Delitto”, in cui visiteremo con gli scrittori i luoghi in cui i protagonisti dei loro gialli vivono e si muovono.  Oggi viaggeremo insieme a Valerio Varesi, giornalista e scrittore, a Parma e nella Bassa parmense ovvero i posti in cui sono ambientate le vicende del protagonista della sua celebre serie il Commissario Soneri. Valerio Varesi,  può essere annoverato tra i più capaci scrittori italiani di romanzi gialli. Abbiamo detto italiani ma,  avremmo dovuto dire mondiali, almeno a giudicare dal grande successo che sta riscuotendo anche all’estero.  In particolare in Francia dove, i suoi romanzi, che sono ripubblicati dall’editore Agullo, stanno riscuotendo  un notevole consenso. Così come ha avuto successo la sua ultima fatica “Gli Invisibili” che, pubblicato in una collana del Giallo Mondadori dedicata alle eccellenze del romanzo di questo genere, ha dato la giusta consacrazione al Varesi giallista.Uno scrittore del  calibro di Valerio Varesi non ha  bisogno di presentazione ma, ci fa piacere, raccontare ai nostri lettori del Valerio Varesi uomo, e non solo giornalista e scrittore, così come lo conosciamo noi. Sperando che lui, sempre molto schivo non se abbia a male e, se così fosse, gli chiediamo perdono fin da ora. Varesi nasce come giornalista, attività che svolge tutt’ora come redattore di Repubblica. Senza dubbio ha il merito di appartenere a quella schiera di giornalisti che svolgono il proprio lavoro con serietà e competenza. Vi racconto un’aneddoto, anni fa, nel corso di un intervista il Generale Garofano, erano i giorni delle sue burrascose dimissioni dall’incarico di Comandante del R.I.S. di Parma, ci confidò che Varesi era uno dei pochi giornalisti attento e corretto che aveva avuto modo di conoscere nel corso del suo lavoro.  Perché Varesi ama il proprio lavoro di cronista di nera e, come ogni buon giornalista, di analista del mondo che ci circonda e dei suoi mali.  A  dimostrazione di ciò possiamo dirvi che tutte le avventure del commissario Soneri traggono ispirazione da fatti veri o comunque verosimili. Così come la profondità delle analisi del contesto sociale che troviamo nei suoi romanzi. Non solo quelli gialli, ma anche nella trilogia che Varesi ha dedicato alla storia del nostro Paese e alla sua evoluzione sociale, dalla Resistenza al Governo Berlusconi. Tre romanzi di spessore scritti con cognizione di causa e con sguardo profondo sulla società italiana che, se non l’avete già fatto, vi consiglio di leggere. Ma torniamo al nostro viaggio sulle tracce del commissario Soneri.  Il nostro eroe ha una personalità ombrosa come le nebbie della sua terra. Umorale,  tendente alla melanconia, ma sempre profondamente umano e portato a cercare il buono che c’è in ognuno, anche nei criminali, infatti, Soneri, li vede spesso come delle vittime a loro volta. Vittime delle situazioni, del condizionamento sociale, di una realtà spesso ambigua, inumana se non addirittura feroce. Da molti è stato definito il Maigret  italiano e , anche se non amiamo molto i paragoni,perché siamo convinti che ogni scrittore dia un’anima propria ai suoi personaggi, dobbiamo ammettere che Soneri ha molte caratteristiche in comune con il commissario d’oltralpe. Il mondo di Soneri è la sua città, Parma, la Bassa e il Po, con le loro nebbie, la loro soave melanconia, il loro essere appassionate e sanguigne, come coloro che vi vivono. Possiamo dire che il mondo del Commissario è “il Mondo Piccolo” di Don Camillo e di Peppone. Terre che Varesi ama molto, perché sono le sue terre, di cui lui è parte e che sono parte di lui, così come era per Guareschi. E come Giovanni Guareschi, ma anche come Cesare Zavattini e Mario Soldati, Varesi ha la capacità di dare vita ai luoghi e di farli diventare veri personaggi indispensabili allo svolgimento delle vicende e per tutti il protagonista principe è il Po. Il grande Fiume che da la vita ma sa anche essere oscuro e temibile, che nasconde ogni segreto per svelarlo a suo piacimento. Con Maigret di Simenon, ma anche con molti commissari del giallo italiano, primo fra tutti Montalbano di Camilleri, Soneri condivide  il gusto per l’indagine tradizionale, che potremmo definire “umanistica”, fatta di intuito, deduzione, ricerca, rapporti umani ed empatia. Il Commissario, di Valeri, se può, evita l’azione frenetica e violenta, a vantaggio dei rapporti umani, fatti di comprensione e immedesimazione. Un’ indagine fatta di parole ma anche di silenzi, di cose dette e di cose non dette, di intuizioni o  deduzioni. Soneri  condivide con Maigret, Montalbano, ma anche con altri “commissari di carta” come Bordelli di Vichi o Schiavone di Manzini, un’altra passione, da buon italiano, o meglio da buon emiliano, quella per la buona cucina, per i prodotti e i piatti della sua terra, magari rustici ma che sanno donare sapori e piaceri unici.

Alberto Tenconi

CONTORNI DI NOIR: Intervista a Valerio Varesi

Intervista a cura di Antonia Del Sambro e Maura Lupotti

Valerio Varesi, nato a Torino nel 1959, vive a Parma e lavora nella redazione de la Repubblica di Bologna. Romanziere eclettico, è il creatore del commissario Soneri, protagonista dei polizieschi che hanno ispirato le tre serie televisive Nebbie e delitti con Luca Barbareschi. I romanzi con Soneri sono stati tradotti in tutto il mondo e nel 2011 l’autore è stato finalista al CWA International Dagger, il prestigioso premio per la narrativa gialla. Nel 2017 ha vinto il premio Violeta Negra per il miglior romanzo noir.

In occasione della partecipazione dello scrittore al festival Giallo di Sera a Ortona, domenica 19 luglio alle ore 19,30, gli abbiamo rivolto qualche domanda:

1. Benvenuto,Valerio. Nei tuoi libri c’è sempre una sorta di velo di amarezza per quella che è diventata la società moderna. Individuale, senza idee e priva di una guida politica vera e propria. Molto lontana dalla società del dopoguerra intrisa di senso della collettività e della res publica. Pensi che alla luce di quanto successo negli ultimi mesi può cambiare qualcosa? È possibile ritornare a antichi valori e a una politica più sociale e ambientalista e meno guidata solo da ragioni di interesse economico?

V.: Credo che l’esperienza della pandemia abbia dimostrato la nostra fragilità ed esposto i limiti di un modello come quello che abbiamo adottato a partire dagli anni ’80. Queste malattie, non a caso globali come è il modello del capitalismo liberista, si succedono con sempre maggiore frequenza perché stiamo costantemente distruggendo ecosistemi e ciò aumenta la contiguità tra uomo e animali favorendo il salto di specie dei virus. Ma se è così è anche per il fatto che lo sfruttamento delle risorse dettato da una espansione che si vorrebbe illimitata, cozza contro la limitatezza del pianeta. Il liberismo imperante non trova oggi argine in un panorama di valori alternativi capaci di innervare la politica e ridare la centralità all’umano e alle sue esigenze. Al momento non vedo nessuna contrapposizione a questo modello e quindi la nostra è una crisi culturale nel cui vuoto si inserisce come unico valore quello economico. Dunque non credo che a breve potranno esserci cambiamenti nelle nostre modalità di vita anche se all’orizzonte si profila un ambientalismo, finalmente svincolato da obbiettivi troppo settoriali, che aspira a una dimensione più politica.

2. Sempre nei tuoi libri i lettori si ritrovano a legge di una provincia spietata, molto più crudele e cattiva delle grandi metropoli sudamericane o delle grandi città italiane. A tuo parere nei piccoli posti è più difficile incattivirsi o diventare egoisti e isolarsi, o è solo perché in provincia fa sempre notizia anche il piccolo evento di cronaca?
V.: Non credo che in provincia sia più facile diventare crudeli o più buoni che in una metropoli. Sono differenti i contesti. Quello che può apparire plausibile in una grande città, diventa eccezionale in un piccolo paese dove si presuppone che certe cose non accadano. In realtà la natura umana è la stessa ovunque. Forse tempo fa esistevano ancora contesti sociali molto diversi tra loro (l’Emilia rossa, il Veneto cattolico, la Lombardia dei dané) ma oggi tutto è omologato e le dinamiche delinquenziali sono simili. Diversa è la risonanza che ne deriva. Io ho scelto di raccontare la provincia perché l’Italia è provincia. Se si escludono Milano e Roma, il resto è costituito da città anche grandi, ma con l’impronta del paese allargato più che di un contesto metropolitano.

3. Secondo la cronaca, questo ultimo periodo con le piccolezze e truffe organizzate per trarne benefici personali, vengono in mente certi scenari che hai descritto nei tuoi libri, nella “tua” Parma. Una letteratura che anticipa la realtà o un “corsi e ricorsi storici”?
V.: La narrativa, in particolare quella che scava nell’oggi tentando di analizzarlo, com’è il caso del noir, cerca sempre di interpretare ciò che accadrà. In un certo senso lo annusa. Ma se guardiamo alla grande letteratura, da sempre preconizza il futuro. Pensiamo a Orwell: come non vedere oggi quel Grande fratello che lui descrisse così bene in “1984”? E la forzata limitazione personale durante il distanziamento anti-Covid, non era forse simile a ciò che lui raccontava?

4. Tu scrivi in maniera colta, ricercata, con un uso della parola preciso e pertinente. Cosa pensi, quindi, di coloro che dicono che un giallo invece deve sapere parlare a tutti con un linguaggio più confidenziale e magari “da strada”?
V.: Penso che facciano bene a usare una lingua povera molto vicina al linguaggio funzionale più corrivo. Le vendite danno loro ragione. Non è però quello che voglio io. Io desidero conferire al noir, genere per nulla inferiore ad altri, una nobiltà estetica che lo ponga al fianco della letteratura “alta”. In più esigo da esso un impegno nello sviscerare i problemi sociali. In definitiva un compito che sia anche politico, come ha detto Anne Holt in una recente intervista.
È una scelta impopolare, mi rendo conto, ma credo che consenta ai libri di restare e non passare come generi di consumo. C’è una frase nella “Gaia scienza” di Nietzsche in cui il filosofo dice che un autore vuole essere capito, ma anche che non vuole essere capito. In sostanza, ogni autore si ritaglia un perimetro di lettori in base alle affinità e alle sensibilità. I miei lettori sono certo meno di chi pratica una narrativa più facile e accattivante, ma sono sicuro della loro qualità. Inoltre, non erano noir i romanzi di Sciascia, Gadda, Durrenmatt Izzo, Simenon o Scerbanenco? E’ forse para-letteratura?

5. Parliamo della TV tratta dai tuoi libri, Nebbie e delitti, con interpreti Luca Barbareschi e Natasha Stefanenko trasmessa su Rai 2. Nelle prime, benché con inevitabili cambiamenti, i personaggi erano molto simili ai tuoi. Poi la situazione è andata cambiando: dei libri non c’era più nulla, neanche l’ambientazione. Perché permettere uno spaesamento, quasi un “furto” del personaggio?
V.: Vero. La prima serie era tratta da miei libri e dunque aveva una presa diretta con le mie storie. La seconda è stata realizzata sulla base dei miei personaggi e degli ambienti in cui avevo collocato le storie su elaborazioni degli sceneggiatori. La terza è stata de-contestualizzata trasferendo tutto a Torino e ha perso quell’atmosfera padana che era la sua cifra riconoscibile. Una scelta della produzione che io non ho mai apprezzato. I risultati mi hanno dato ragione perché ha avuto uno share minore. Detto questo, un autore subisce sempre la sensazione di essere derubato della sua creatura, ma io posso considerarmi fortunato perché dieci puntate su quattordici sono state di buona qualità e poco “traditrici” dei personaggi e degli ambienti.

6. Soneri invecchiando sembra diventare anche più disincantato, più chiuso. E’ così?
Direi più incazzato. Il mondo va verso una china che non è quella che avrebbe voluto. Di conseguenza si trova a camminare in direzione ostinata e contraria, il che, oltre che faticoso, è frustrante. Specie per un uomo che deve far valere la legge in un contesto sociale dove la prevaricazione è opera principalmente di grandi potentati senza volto che si manifestano nelle sembianze di figuranti disperati, i pesci piccoli mandati allo scoperto dalla malavita organizzata e multinazionale. In più sente il dovere di rimediare ad affronti a cui non può porre rimedio perché non riguardano la legge a cui deve attenersi. Sono le ingiustizie sociali, le prepotenze del potere, la dissoluzione dell’etica e il trionfo del sé a scapito del prossimo.

Giallo di sera 2 – I grandi ospiti: Valerio Varesi -Gli invisibili, Soneri e riflessioni su questo nostro oggi

7 LUGLIO 2020 – INTERVISTA DI PATRIZIA DEBICKE

Due weekend all’insegna del giallo noir, con con la partecipazione degli autori crime più noti del nostro Paese e di volti noti dell tv.
A questo aggiungete una suggestiva piazzetta che domina il mare: ecco a voi Giallo di sera a Ortona, giunto alla seconda edizione, visto il grande successo dell’ anno precedente.
La manifestazione di terrà a Ortona (CH) in due weekend di luglio, 17/18/19 e 24/25/26 sempre sotto la direzione artistica di Romano De Marco.
MilanoNera vi accompagnerà con un appuntamento giornaliero a conoscere gli ospiti che interverranno.
Oggi facciamo due chiacchiere con Valerio Varesi
Valerio Varesi sarà sul palco di Giallo di Sera a Ortona domenica 19 luglio ore 22 vediamo là!

 

Ci siamo lasciati mesi fa con il tuo Gli invisibili. Quasi un tuffo nel buio per la volontà di sondare, portare alla luce e spiegare quei tanti mondi che sembrano fatti di fantasmi. Persone evanescenti, dimenticate, disperse perché troppo fragili o troppo scomode, quasi fuori dalla realtà. Non credo si possa imputare all’oggi maggiori colpe. La storia c’insegna che la maggior parte delle vittime senza nome di ogni sistema passato o presente sono sempre o i troppo deboli o gli emarginati. Tu hai preso Soneri l’hai messo al lavoro e gli hai fatto regalare un volto e un nome a un uomo ripescato tre anni prima nel Po’. Perché hai voluto farlo? 

“Perché penso che mai come oggi siamo un po’ tutti invisibili nel senso che non contiamo nulla di fronte alle grandi potenze economiche che ormai governano la nostra vita non solo riducendoci a una funzione produttiva, ma controllandoci con l’offerta della mela avvelenata di mezzi comunicazione sempre più sofisticati e insinuanti. L’immagine di ciò è la decadenza della politica ormai ridotta a puro marketing e priva di idee capaci di improntare e dare un indirizzo alla realtà. Insomma, ridotta al ruolo di ancella dell’economia”.

In Gli invisibili il Po’ si afferma contemporaneamente come insuperabile palcoscenico e coprotagonista del romanzo. Quanto ha inciso il Po’ su tutta il lungo percorso letterario di Soneri?

“Molto perché è un luogo letterario per antonomasia, ma offre anche scenari che si attagliano perfettamente alle atmosfere delle mie storie e agli stati d’animo di Soneri, uomo riflessivo a tratti malinconico e quasi sempre incazzato con un mondo che si muove al contrario di quello che lui vorrebbe. Il Po ha il ritmo lento e possente delle grandi storie, esprime un’immensa potenza, il più delle volte tranquilla, ma in qualche caso devastante. E poi c’è la nebbia che possiede un contenuto metaforico plurimo e straordinariamente rappresentativo”.

I personaggi si passano il timone e popolano come una sotterranea ma indispensabile fauna locale per tutta la storia. Sono veri, umanissimi, palpabili. Una realtà che convive con il 2020. Per quanto ancora?

“Il mondo fluviale ha conservato una propria cifra come un luogo separato dal resto del mondo. Ci sono personaggi che non si incontrano da altre parti e questa è una prerogativa dei luoghi estremi dove l’uomo incontra la natura nella sua espressione più affascinante e al tempo stesso brutale. La montagna, per esempio, è un altro di questi ambienti e non a caso è spesso protagonista ed emblema di storie letterarie. Come dimenticare quel racconto perfetto e sublime di Hemingway “Le nevi del Kilimangiaro” dove un uomo che ama la vita confronta sé stesso morente con l’eternità indifferente della montagna?”

Pare quasi che il passare degli anni abbia tirato fuori Soneri dalla sua costante ma distaccata inquietudine, costringendolo a impegnarsi di più, a mettersi in gioco direi. È cambiato lui o soprattutto sono cambiati gli eventi con i quali deve confrontarsi?

“Soneri cambia come tutti noi. E’ un personaggio vivo e in itinere. Cammina nella vita e ogni notte si addormenta svegliandosi il giorno dopo un po’ nuovo. In questo senso si muore e si rinasce sempre col passare del tempo. Siccome le storie sono anch’esse figlie del tempo c’è un confronto immanente tra lui e il reale. Una sorta di gioco di specchi in cui entrambi, commissario e realtà, si condizionano a vicenda”.

Quanto ti assomiglia Soneri nella sua pronta curiosità, la sua sete di approfondire, la sua volontà di spiegare e magari correggere?

“Tanto. Se non avessimo queste pulsioni nel cercare di capire, spiegare e provare a cambiare le cose, saremmo del tutto amorfi. Esiste questa tipologia umana, ma Soneri non le appartiene. In questo senso c’è un rapporto diretto con me. Quanto alla curiosità penso che sia la testimonianza più viva della vitalità di una persona. Persa quella è smarrito ogni senso se è vero che questa nostra permanenza sulla terra è distinguibile dall’animalità per il fatto che non siamo fatti “per viver come bruti ma per seguir vitute e canoscenza”. Dobbiamo tutti restare bambini. Quanto più saremo bambini tanto più saremo umani”.

Come ha vissuto Soneri/Varesi e questo lungo periodo di incertezza con l’inconscio che sfidava la paura, dove si è potuto assistere a grandi esempi di Coraggio con la c maiuscola e altri ohimè di vigliacca inettitudine o peggio?

Se si allude alla pandemia e all’isolamento, direi nella consapevolezza, forse un po’ cinica ma realistica, che la malattia, rendendoci fragili e impauriti, ha prodotto una momentanea solidarietà, ma finita la minaccia saremmo tutti tornati tutti quanti alle nostre consuetudini. L’umanità è un’emulsione di slanci nobili e di orribili porcate e certi momenti storici o accidenti come le pandemie fanno emergere ora l’uno ora l’altro. Certo, il nostro mondo votato solo al profitto, tira fuori il peggio dall’umano”.

Lo so è una domanda scontata, ma te lo chiedo lo stesso. Dopo questi mesi “diversi”, non ancora finiti del tutto, facciamo un esame di coscienza e proviamo a chiederci potrà servire? Potrebbe essere un occasione?

“Potrebbe servire e io, che sono diversamente pessimista, ho l’ardire di affermare che forse qualcosa resterà. Penso che questa esperienza terribile abbia ulteriormente spinto l’opinione pubblica più avveduta a svoltare verso un cambiamento nel rapporto uomo natura, meno rapinoso e più rispettoso. In fondo, la vicenda del Covid-19 si può ridurre al fatto che l’uomo distrugge continuamente ecosistemi e ciò che vive da secoli in quegli ambienti migra altrove avvicinandosi sempre più ai contesti umani. Credo che in futuro i salti di specie come quello del Covid, diventeranno sempre più numerosi e malattie finora sconosciute prenderanno piede. E’ stato così per l’Aids e per altre pandemie che finora ci avevano solo sfiorato”.

Tu sarai a Giallo di sera, una ripartenza letteraria prevista a luglio a Ortona con la direzione artistica di Romano De Marco. Un coraggioso ritorno alla normalità? Come vedi quest’anno per i libri e gli scrittori?

“Con grande sollievo e la speranza che la cultura possa insegnarci a vivere più rispettosi del mondo. Purtroppo noto che le attività produttive sono doverosamente ripartite, anche prendendosi dei rischi, ma musei, biblioteche, teatri e cinema continuano a restare chiusi. Così viviamo il paradosso che le ordinanze delle Regioni autorizzano a viaggiare sui treni con 600 persone in un ambiente chiuso strette fianco a fianco, ma una presentazione di libri deve avvenire con mille precauzioni, all’aperto e distanziati. Sull’autobus stipati, ma in una biblioteca non si entra. Sono segnali, come quelli sui regolamenti alla ripresa dell’anno scolastico, con gli studenti distanziati e forse i turni, che la cultura è l’ultimo dei pensieri di politici molto ignoranti che pensano solo a far funzionare i meccanismi produttivi”.

Durante il Festival Trebbo sui Generis, del 6/7 giugno via web, hai parlato brevemente del tuo prossimo libro, non un Soneri stavolta ma più vicino alla tua splendida Trilogia della Repubblica. Vuoi anticiparci qualcosa?

“Sarà un libro sul predominio dell’immagine, dell’ambizione e dell’auto-affermazione del sé. L’apoteosi dell’ambizione individuale che è la fase culmine del mondo liberista. E oggi, la scorciatoia più facile e agibile per il palcoscenico è la politica. Mai come oggi vediamo oscuri personaggi senza né arte né parte diventare ministri o ricoprire cariche di grande rilevanza privi di preparazione. La conseguenza è il progressivo declino del Paese e la sua marginalità”.

E quanto dobbiamo aspettarlo?
“Uscirà in ottobre”.

MilanoNera  ringrazia Valerio Varesi  e, nell’attesa dell’inizio di Giallo di Sera a Ortona, vi ricorda che ogni giorno alle 16.00 uscirà un articolo riguardante gli ospiti del festival. A domani con…
Per saperlo ci vediamo domani alle 16.00

 

LE IMPERFEZIONI

LETTERATURA ITALIANA

Autore Valerio Varesi

EDITORE Casa editrice Frassinelli

Tutto comincia in una giornata qualunque, in una città del Nord Italia, quando a Fernando Savani, redattore di un quotidiano locale, viene rubato il portafogli che ha posato un istante sul tavolino di un bar. Il ladro può essere solo un cliente, che però, anziché fuggire, se ne sta tranquillamente seduto, a fissare con aria di sfida la sua vittima. E poiché quest’ultima non ha il coraggio di affrontarlo a muso duro, poco dopo se ne esce indisturbato dal locale. Sembra un episodio irrilevante, ma per Fernando segna l’inizio di una nuova, drammatica fase della sua vita. Per il giornale si deve infatti occupare del suicidio di un noto imprenditore con la passione per l’arte e lui stesso pittore dilettante. Un personaggio dai contorni ambigui e che tuttavia si rivela anch’egli vittima di un mondo che approva e premia solo i più forti, i prepotenti e tutti quanti sposino la logica del profitto. A poco a poco, Savani comincia a percepire molte analogie tra il suicida e se stesso e a dispetto del suo quotidiano – che vuol dare in pasto al pubblico la storia di un aspirante artista fallito, amante del gioco e deluso dalla moglie, che Io aveva tradito – è intenzionato a vederci più chiaro nella vicenda e soprattutto a fare della buona, corretta informazione. Impresa vana, come dimostreranno i successivi, tragici eventi che capiteranno in città e che Io coinvolgeranno sempre più sul piano personale, relegandolo tuttavia, sul versante professionale, al ruolo di insignificante gregario.

Il commissario Soneri e la legge del Corano

Recensione di Elisa Puntelli

Parma. Tra anolini e taglieri di affettati con scaglie di grana si consumano le vicende che vedono come protagonista il commissario Soneri. Ma non è questo mix di sapori ad attrarre il lettore bensì la storia. Una storia vera, reale, molto attuale. Si parla di persone. Ma non di persone qualsiasi. Qui si parla di italiani e di stranieri. Di uomini, ma anche di donne, che hanno in comune il solo fatto di convivere nella stessa città. Senza tuttavia condividerla. Gli uni separati dagli altri attraverso confini immaginari, sottili, ma ben delineati. I quali, se varcati dalle cosiddette “persone sbagliate”, sono pronti ad essere causa e testimoni dell’inizio di una vera e propria guerra sociale. Ma partiamo dal principio.

Il tutto ha inizio di domenica, un giorno tradizionalmente considerato di festa. Il commissario Soneri viene informato dell’omicidio di un giovane tunisino, Hamed Kalimi, ventisettenne sprovvisto di permesso di soggiorno che trascorreva parte delle sue giornate facendo compagnia a Gilberto Forlai, settantaseienne senza famiglia, cieco ormai da diversi anni.

Con queste esigue informazioni il protagonista inizia le indagini addentrandosi “sempre più nel mondo della comunità musulmana di Parma, nelle lotte di periferia dove la tensione tra immigrati e italiani è sempre più alta e minacciosa, e dove tutto si confonde”. Ed è proprio in questa confusione che si fa sempre più palese ed insistente la sensazione che “tanti recitino in questa commedia” impedendo così alle indagini di proseguire nella giusta direzione. Nonostante ciò Soneri riuscirà, grazie al suo particolare istinto investigativo, a porre tutti i tasselli di questa vicenda nella giusta posizione fino a completarne il puzzle.

Come in un qualsiasi giallo la storia ha inizio con la scoperta di un omicidio. Una vicenda banale, apparentemente ordinaria, si rivelerà nel corso della narrazione alla stregua di un vero e proprio vaso di Pandora. E come ne “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” Parma sembra voler celare e mostrare al contempo, non solo al lettore ma anche allo stesso Soneri, aspetti di sè contradditori talvolta difficili da cogliere.

Molti sono gli aspetti cruciali di questo romanzo. Droga, razzismo, xenofobia, movimenti politici, ritorsioni, semplice criminalità. Parlare di questi argomenti non significa anticipare nulla di quello che il lettore si troverà ad affrontare nel corso della narrazione. Parlare di questi argomenti significa parlare di oggi. Delle nostre città. Della nostra Italia. Sempre più esasperata, bistrattata e sovrapopolata.

Non leggevo una storia così vera, attuale ed interessante da moltissimo tempo. Per questo non posso che ringraziare Valerio Varesi che con “Il commissario Soneri e la legge del Corano” è riuscito a scuotere la mia mente dal torpore delle ideologie che oggigiorno gli strumenti mediatici diffondono, portandomi lentamente a sondare la profondità di me stessa.

Leggete questo libro. Che voi siate di destra o di sinistra, anarchici, religiosi o atei. Datemi retta, leggetelo.

Valerio Varesi è riuscito a mettere in piedi una storia che trascende i semplici confini delle pagine di un libro. Una storia che parla di scelte, e di coraggio. Sì perchè, come capirete voi stessi, a volte occorre gran coraggio nello scegliere di prendere una decisione.

E nel decidere di mantenerla, costi quel che costi.

Jean-Paul Sartre disse:

“Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere”.

Nella storia narrata in questo libro, come nella vita stessa, aveva perfettamente ragione.